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Calici di Buono Spirito.
Vini e Grappe dal Territorio.
"La merenda fu chiusa da una bottiglia di vino di Torlano.
Oh! Il vino di Torlano! Giallo e luminoso di luce propria e vivo come
l’acqua di Torlano, scesa allora allora dalla montagna."
Sono le parole con cui Italo Svevo, il più grande
scrittore italiano del Novecento, nel suo "Corto viaggio sentimentale",
fotografa le caratteristiche del vino locale che, con molta probabilità,
era un Ramandolo.
Prima del 1949, anno di pubblicazione del testo sveviano, Ippolito Nievo, scrivendo
"Il conte pecoraio", aveva amato Torlano e i suoi "frondosi castagni
e rosseggianti vigneti", per non parlare di Chino Ermacora che
definiva il "delizioso Ramandolo, il vino che, sin dal medioevo, raggiungeva
a dorso di mulo la mensa papale, e che ha dato fama alla plaga.
Nella quale il sole, la terra e la gente diventano uno stesso elemento."
Non c'è esagerazione in tutta questa autorevole poesia che ha trovato
conferma negli anni, dalla crescita di qualità del dolce nettare di Bacco
prodotto da queste parti. Dopo aver ricevuto la Denominazione d'origine
controllata (Doc), il Ramandolo, caso unico in Friuli Venezia Giulia
(per ora), dall'ottobre del 2001 può fregiarsi della Denominazione d'origine
controllata e garantita (Docg), il massimo livello della gerarchia enologica
regionale.
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